spreco di cibo

Spreco di energia – spreco di cibo: un circolo vizioso da spezzare


Circa due milioni e mezzo di tonnellate di frutta, duecentomila di carne e cinquecentomila di formaggi, nel 2010 sono finite nelle discariche italiane. Uno spreco denunciato ieri, in occasione della 40sima Giornata Mondiale dell’Ambiente, dal Barilla Center for Food and Nutrition, ma in realtà noto da tempo. Ogni anno, nel mondo,  oltre il 30 per cento della produzione alimentare viene sprecata, sia durante i processi di coltivazione e trasformazione del cibo, sia nelle fasi di distribuzione e di consumo domestico.  Tale dato, registrabile soprattutto nei Paesi più ricchi, ha un impatto disastroso sul sistema energetico ambientale. Si è calcolato, che solo nel Regno Unito, il cibo sprecato comporta l’inutile dispersione di circa 300 litri d’acqua al giorno per ogni cittadino. Ciò in ragione dello stretto rapporto esistente tra tutte le risorse naturali.  Ogni coltivazione implica un notevole consumo idrico e la stessa produzione energetica richiede spesso l’impiego dell’oro blu. Senza parlare dell’inquinamento. Se si riuscissero a dimezzare gli sprechi di cibo, si ridurrebbero le emissioni di gas serra di almeno il 5 per cento (come togliere dalla strada un auto su cinque, in alcune zone del pianeta). Si spreca energia non solo producendo il cibo che non verrà consumato, ma anche gestendo il suo smaltimento. Un insulto alla povertà e all’ambiente che ha drammatici risvolti sociali. La popolazione mondiale infatti cresce di 80 milioni di individui l’anno (siamo oltre 11 miliardi) e come noto oltre la metà non ha accesso a un quantitativo sufficiente di cibo, acqua ed energia.  Di quest’ingiustizia siamo tutti responsabili. Ogni volta che ci sediamo a tavola. Per il cibo che lasciamo sciviolare nella pattumiera, per quello esageratamente superfluo che consumiamo, per quello che compriamo senza pensare, ignorando quanta strada ha fatto per arrivare nei nostri piatti o chi lo ha lavorato. Mangiare in modo più consapevole e responsabile non solo è possibile, ma è doveroso. Per la facoltà di agraria dell’Università di Bologna è diventata una sfida. Qui, infatti, il preside Andrea Segrè e il suo team hanno dato vita ai Last Minute Market, una rete di progetti presente in tutta Italia e volta al recupero di beni invenduti a fini caritativi, e al contempo hanno avviato una fitta serie di iniziative per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica su questo tema. Grazie alla loro mobilitazione, il Parlamento di Strasburgo ha dichiarato il 2014 l’Anno europeo contro lo spreco alimentare”. Come si legge sul loro sito, tutti possiamo fare qualcosa – imprenditori, cittadini e consumatori – per spezzare il circolo vizioso spreco di energia- spreco di cibo. Basta volerlo.

www.lastminutemarket.it
Silvia Gusmano

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