Langhe di Pasqua

Il buon bere e il buon mangiare allargano i cuori: le Langhe in primavera ne sono prova lampante. Lassù tra colline, boschi, fiumi e castelli, tra nocciole, formaggi e cioccolata, il godimento regna sovrano. A dispetto del tormento e dell’inquietudine che, complici alcuni dei retaggi più suggestivi della nostra letteratura, si tende ad associare a quest’angolo di Piemonte tra Cuneo e Asti. Chi ha la fortuna di visitarlo la prima volta alla luce di un sole splendente, magari nei giorni dedicati per definizione ai piaceri della tavola – Pasqua e Pasquetta – fatica a trovare traccia della malinconia struggente di Pavese, della malora di Fenoglio o della gravità dell’Alfieri, tutti figli nobili delle Langhe. Incontra invece gente allegra e leggera con il bicchiere sempre mezzo pieno tra le mani, bicchiere da offrire e condividere. Gente curiosa, aperta, goliardica, con un senso dell’ospitalità e un orgoglio per i tesori di casa propria che ricordano certi spaccati del Meridione.

Gente concreta e combattiva che, all’indomani dell’8 settembre, ha fondato ad Alba – sua capitale storica ed economica – la prima repubblica partigiana d’Italia  e che ancora oggi intitola alcune delle annate migliori della sua produzione vinicola d’eccellenza a “La Resistenza” (riserva Barolo 2007 della Cantina Borgogno a Barolo).

Forse noi (sei amici rifugiatisi qui da Roma e da Milano per una spensierata “Pasqua con chi vuoi”) abbiamo sbagliato stagione. Dicono, infatti, che il momento migliore per visitare questa distesa di colline sia l’autunno, quando la nebbia avvolge tutto in un’aurea romantica, la neve si prepara a seppellire per mesi gli illustri vigneti del Barbera, del Barbaresco e del Dolcetto d’Alba, il freddo spinge a rintanarsi nelle migliaia di cantine che collezionano le migliori etichette degli ultimi trent’anni e il leggendario tartufo bianco d’Alba (in Fiera da 6 ottobre al 18 novembre) attira intenditori e appassionati da tutto il mondo. Lo scopriremo presto. Salutandoci, dopo un ultimo intenso omaggio alla cucina locale, ci siamo dati appuntamento tra sei mesi, stesso posto, stesso obiettivo: godere dei piaceri della vita. Nel frattempo però non abbiamo rimpianti: le Langhe di Pasque ci sono apparse come l’emblema stesso di una gioiosa e contagiosa Resurrezione. 

Silvia Gusmano

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